
Avevo letto opinioni discordanti su “La tigre e la neve” tanto da non sapere cosa aspettarmi. Adesso che l'ho visto posso dire che non si tratta di un’opera d’arte, ma almeno non è una boiata come Pinocchio. All’uscita dalla sala, io e l’amigovia, eravamo contenti di averlo visto.
La chiave sta forse tutta qui: non aspettarsi un capolavoro tipo “La vita è bella”, ma lasciarsi coinvolgere nei sogni, strampalati e poetici, di Benigni. Ci sono scene che fanno ridere, altre commuovono, altre ancora fanno riflettere. Cosa si vuole di più da un film? E’ un canto alla vita, alla pace, all’amore che, nella filosofia “benigniana” è sempre più forte che qualunque ostacolo. Anche della guerra. Per non togliere gusto alla visione del film, non racconterò nulla della trama. Voglio solo porre l’accento due scene, molto emozionanti e poetiche. Una è quella dei due poeti sotto il cielo stellato di Bagdad, “sembra che sparino angeli”. L’altra, l’immagine surreale della tigre coperta di polline primaverile. La tigre e la neve, appunto. Come a dire: in amore nulla è impossibile.
Vi consiglio di andare a vederlo; magari lasciate a casa qualche pregiudizio su Nicoletta Braschi (“è immobile…recita come un ciocco di legno…ecc”). A me è sembrata“sincera” e “necessaria”. Per Benigni, lei è la personificazione dell’AMORE, quello maiuscolo e senza confronti. Quale altra attrice potrebbe esserlo?