
- Rieccomi sul mio blogghino. Mettetevi calmi, sarà un post lunghetto e per rilassarvi vi metto un bel pezzo di musica new age. Il famoso corso di marketing che mi ha tanto impegnato in questi giorni si è, alla fine, rivelato un semi-bluff tanto che mi ha fatto ricordare la storiella dell’ubriacone che diceva: “Se bevo bianco piscio bianco, se bevo rosso piscio ancora bianco. Tanto vale, allora, bere rosso che almeno qualcosa mi rimane attaccato.” Qualcosa, ecco, alla fine, qualcosa mi è rimasto attaccato dentro. Per esempio, quando hanno detto che : “gestire con successo un’impresa non richiede affatto una mente brillante; è sufficiente possedere “l’abilità commerciale”. Forza idioti, allora. Mi consola il fatto che applicare delle ricette scritte da altri è facile, mentre intendersi con la gente sporcandosi la camicia è molto più difficile e complicato.
- Resta il fatto che, di gente stupida iscritta a questo corso non ce n’era. Probabilmente, il più strambo del gruppo ero io, con le mie due piccole attività naif e la mia idea dell’impresa come un gioco. Gli altri (una trentina in tutto) erano preparatissimi ed incravattatissimi nonostante l’età media s’aggirasse sui 25/28 anni . Forse il più attempato ero io, anche se, lo giuro, non sembrava affatto. Anzi.
- In fondo erano anche simpatici, parlo degli altri presenti al corso, ed ho perfino fatto gruppo con alcuni di loro. Però si sa, è quel tipo di socialità un po’ forzata, che si crea tra persone che non si conoscono; tante mani da stringere, lo sforzo di voler essere brillanti a tutti i costi; qualche battuta, molti sorrisi col pensiero però da un’altra parte. Per un po’ stavo al gioco, poi la mia mente cominciava a divagare…pensavo all’amigovia, alla telefonata che avrei dovuto fare, al fatto che forse avrei dovuto essere altrove. Altrove?!
- Bisogna dire che l’hotel era di buon livello. Peccato solo che era parecchio decentrato e questo non invogliava ad uscire a piedi. Anche la cucina non era male, specialmente il brunch che avevano organizzato appositamente per noi. Tutti velocissimi nel mangiare, i giovani e motivatissimi manager…evidentemente, per loro, pranzare con calma, magari chiacchierando, è un capriccio bizzarro per gente che non ha null’altro da fare.
- Dicevo che mi sono un po’ rotto i coglioni, ma poi nemmeno tanto. Uno dei due tipi che hanno tenuto la conferenza, era molto simpatico. Durante il brunch ha chiacchierato con me e gli ho spiegato alcuni problemi endemici circa le mie dittarelle. Dalle sue risposte ho capito che nella mia scalcinata carriera d’imprenditore devo essere riuscito a commettere quasi tutti i peccati veniali e mortali del commercio e che se non sono ancora fallito è solo per la mia buona stella.
Qui ho avuto un flash-back sul film visto pochi giorni fa, “Match Point” con la pallina che dopo aver battuto sulla rete rimane in bilico indecisa da che parte cadere. Fino ad ora ho avuto fortuna, ma sarà sempre così?
- Forse il senso di tutto il corso è racchiuso in una verità quanto mai lapalissiana, e cioè, chi semina bene raccoglie buoni frutti, mentre chi semina male raccoglie una mazza. Be’, non solo questo, ovviamente, altrimenti mi sarei già fatto restituire i soldi. C’era anche molta altra roba; cose interessanti, niente da dire, ma ho come l’impressione che ormai queste cose, con me, non attaccano più. I miei difetti sono troppo sedimentati, anche riconoscendoli potrei porci rimedio solo annullando il mio modo di essere. In buona sostanza siamo quello che siamo: la nostra azienda, il nostro lavoro esprime il nostro modo d’essere che, non dimentichiamolo, è già tutto formato e finito quando arriviamo a 15/16 anni. Dopo è solo un agitare la superficie.