martedì, febbraio 28,22:16

 
- Sono due giorni che galoppo dalle parti di Via Paolo Sarpi. Passo da un fashon-room all’altro visionando merce, tutta rigorosamente etichettata “made in italy”. Su questo i rappresentanti ci tengono molto, e lo ripetono continuamente con aria seria: “E’ tutta roba fatta in Italia”.  La cosa buffa è che appena si esce in strada si entra in un altro mondo: Shangai,  Hong Kong, Pechino.
 
In strada è tutto un brulichio di cinesi , le vetrine espongono brutta merce a prezzi stupefacenti per come sono bassi. Ho visto jeans a 10 euro , magliette a 4/5 euro!
E’ la globalizzazione baby! Una cosa che avanza inesorabilmente, portandosi dietro  contraddizioni e incoerenze. Io, in questo crocevia di culture, d’economie, di razze, mi ci trovo benissimo, l’amico che mi accompagna, invece no; lui n’è sconcertato,  si sente accerchiato.
 
Tutta questa frenesia lavorativa  ha fatto sì che trascurassi il blogghino. Eppure la voglia di scrivere e aggiornarlo non è mai venuta meno. Anzi, avessi tempo posterei tutti i giorni dato che per me scrivere è  rilassante e mi diverte. Per questo ho un blog, e per questo scrivo.
 
Di palo in frasca: oggi, in una profumeria (Bottega Verde) dalle parti di via Torino ho visto in esposizione una serie di prodotti cosmetici maschili all’aroma di cioccolato. Che stranezza! Ovviamente sono entrato e ho comprato una crema corpo “Cioccolato e Mandorle”. Non l’ho ancora usata ma lo farò presto. Non ho idea se sarà apprezzata, dall’odore giurerei di sì.
author: carlitos_rojos
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domenica, febbraio 26,13:37

SABATO 25 FEBBRAIO 2006

Ore 8:00  Sveglia; allo specchio scopro tre capelli grigi. Non mi deprimo (se può reggere R.Gere posso farcela anch'io) ma non ne sono per nulla contento. Doccia.
Ore 8:30  Colazione (da solo) con caffè, pane abbrustolito e una spremuta di pompelmo. Lei dorme ancora. Prima di uscire le metto sul comodino uno yogurt al melone.
Ore 9:00 Esco; trascorro buona parte della mattinata a discutere di pagamenti in una ditta di spedizioni. Il titolare è un osso duro ma alla fine riesco a spuntarla.
Ore 12:30 Rientro a casa. Lei è uscita. Ho fame e sono indeciso se preparare qualcosa oppure scendere al bar per un panino. Alla fine scelgo il bar.
Ore 13:00 Il bar è affollatissimo e mi viene voglia di tornare a casa. Poi addocchio la pila dei panini e ordino un vegetariano e una birra. Finisco con un “marocchino” e con la lettura della gazzetta.
Ore 13:30 Rientro. Faccio la mie solite telefonate. Le cose vanno benino. Faccio un giretto nel web: leggo Repubblica e ignoro i blog.
Ore 15:00 Esco di nuovo. Ho un appuntamento con un amico in C.so V.Emanuele. L’idea sarebbe quella di tenere d’occhio la vendita di una nuova linea di jeans in un grosso store del centro.
Ore 16:00 Io e l’amico ci rompiamo le palle e andiamo al Bar.Ba del Corso a cazzeggiare.
Ore 19:30 Torno a casa. Vicino al portone vedo la macchina di lei parcheggiata. Prima di salire faccio una piccola spesa: fesa di tacchino, carotine mignon, quattro carciofi. Prendo anche una bottiglia di vino in offerta.
Ore 20:00 Preparo rapidamente una cenetta con quello che ho comprato. Lei mi racconta i suoi scazzi della giornata, io i miei.
Ore 21:00 Mentre sparecchia organizziamo il da farsi. Lei questo sabato non lavora e si potrebbe andare a ballare o a cinema. Guardo le pagine degli spettacoli: “Truman Capote”? No. “Syriana”? Boh “Quando l’amore brucia l’anima”? Sì...ma non questa sera. Meglio la tv e la comodità del letto.
Ore 22:00 A letto presto, come le galline. Mi dà dai pugnetti; la riscaldo. Mi riscalda. Intimità. A spizzichi e morsi vediamo un pezzo di film con Marlon Brando e uno con Lindsay Lohan.
Ore 23:00 Lei crolla e allora cambio canale. Mi fermo su un incontro di boxe. Ci sono due messicani che se le danno, disperati. Dopo qualche ripresa uno va giù, ko; io lo sono già da tempo.
Ore 24:30 Spengo la luce. Buonanotte. Ciao.
author: carlitos_rojos
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venerdì, febbraio 24,10:34

Adesso potete pure sciogliere le dita, tanto, se ho fatto le scelte giuste lo potrò scoprire solo tra qualche mese. Altrimenti amen.
Io la prendo con filosofia. La vita  è una strada lastricata di scelte, ogni tanto s’inciampa e si cade. Poi ci si rialza, ci si dà una scrollatina ai vestiti, e si riprende.
 
Forse ero abituato troppo bene. Fino a qualche anno fa bastava  scuotere un albero e veniva giù di tutto. Adesso, non cade più nulla, e per raccogliere qualche misero frutto, sull’albero, bisogna salirci.
 
Nel mio lavorosi possono anche fare due risate. Il titolare di un’azienda d’abbigliamento pronto-moda, dopo avermi mostrato la nuova collezione per la primavera-estate,  mi ha detto: “Non ci si può vestire di solo moda, ci vuole un tocco in più, qualcosa di personale, lo stile.” Poi. entusiasta, mi ha poi mostrato le foto della nuova testimonial: la Lecciso! 
 
author: carlitos_rojos
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lunedì, febbraio 20,14:37

 
- Per motivi di lavoro sto per lasciare Milano per qualche giorno. Così, ad occhio e croce, dovrei tornare giovedì, ma non è detto.
Se le cose si complicano potrei anche mancare tutta la settimana. Nell'attesa  pensatemi ed incrociate le dita per me. Questa volta ne ho bisogno.
o
- E sì lo so…negli ultimi tempi vi sto trascurando; è che sono impegolato col lavoro, coi sentimenti e con altre faccende . Al ritorno prometto di rimettermi in pari con i vostri blogghini: leggerò tutto, fino all’ultima riga. Non mi sfuggirà nulla!
 
author: carlitos_rojos
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domenica, febbraio 19,01:31

Entra in sala con i capelli bagnati per la doccia e con tutto l’armamentario del trucco. Lo appoggia sul tavolo.
“Cos’hai?” le chiedo
“Niente”
“Mi sembri triste.”
“No…non sono triste. Sto solo pensando”
“A cosa pensi?”
“Nulla, sono pensieri stupidi.”
“E allora non pensarci”
“E’ perché non so affrontarli.”
“Capisco” dico, ma non è vero.
Verso il caffè solo in una tazzina; lei non lo beve per paura di rovinarsi lo smalto dei denti. Inizia a strapparsi dei peluzzi dalle sopracciglia.
“Senza trucco sembri una bambina”
“Lo so, me lo dici sempre…ma io non devo sembrare più giovane. Devo sembrare più bella”
Continua a truccarsi esaminandosi nello specchietto del beautycase. Il rossetto le rende esagerata la bocca, quasi in modo clownesco. Lo sa anche lei, ne abbiamo già discusso, ma non può rinunciarci: quello è il suo vero marchio di fabbrica.
“A che ore ci vediamo domani?” le chiedo.
“Non lo so. Appena posso ti chiamo…tu però non chiamarmi.”
“Io non ti chiamo…ti ho mai chiamata?”
“No…” Si tampona il viso con della bambagia, poi si alza e va di nuovo al bagno per asciugarsi i capelli. Sento il rumore del phon.
“Tu che fai… non esci?” mi grida.
“No, rimango qui.”
“Davvero?”
“Sì…magari lavoro un po’” non è vero, ma è solo un modo per tagliare il discorso.
Accendo la tv e mi siedo in poltrona. Dopo dieci minuti – o forse venti – arriva all’improvviso, alle mie spalle. Da dietro mi abbraccia:
 “Perché non vuoi uscire?”
“Perché non ne ho voglia… ho davvero delle cose da fare. Lo sai che si lavora meglio di notte.” L’ultima frase non voleva essere una battuta, ma lei non ci fa neppure caso.
Mi bacia la testa:
“Mi pare che tu non capisca una cosa:  io non voglio lasciarti.”
author: carlitos_rojos
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