
A rieccomi. A proposito: ma c’è ancora qualcuno qui? Dico nel web. Sì, mi piacerebbe saperlo perché ho tante cose da raccontare. D’altra parte, si sa che i mesi estivi sono, per i blog, molto difficili. E’ un periodo in cui postare, è non solo inutile, ma addirittura stupido. Ma tant’è... la voglia di scrivere e sfogarmi c’è ancora, specialmente in questi momenti.
Chiarimenti supposti e reali.
Circa il viaggio a Merano (scroll al post prec.) e i miei propositi di chiarezza, che dire? Sarebbe meglio nulla…succede che, a noi uomini latini, quello che ci frega è il sentimento. In amore ci comportiamo come certi cuochi pasticcioni che invece di buttare i piatti nati male, cercano di recuperarli, aggiungendo un po’ di sale, poi del brodo, poi della panna ecc. Cincischiamo fino a farlo diventare uno zuppone immangiabile. Alla fine poi, noi U.L.S. (uomini latini sentimentali), cerchiamo sempre di accomodare ogni cosa tra le lenzuola. Alle volte la cosa funziona, altre no. Detto questo, la cosa decisiva - quella che mi ha fatto aprire gli occhi - è stato trovare alcuni numeri di Donna Moderna in camera dell’amigovia. Quello schifoso giornale (proprietà di Arcore, tra l’altro) è tutto farcito di rubriche con consigli spiccioli per fottere noi maschi. Questo spiega perchè sono stato messo sotto con argomenti (apparentemente) inoppugnabili. Il resto sarebbe un casino troppo complicato da raccontare.
Concerto di Juanes.
Sono tornato a Milano mercoledì sera, appena in tempo per una doccia, infilarmi un paio d’infradito, un pantalone bianco, una tshirt nera (tengo la t-shirt negra y debajo tengo el difunto) e catapultarmi ad Assago per sentire Juanes.
Il concerto è stato magnifico. Vitale è la parola giusta. Juanes sprizzava vitalità e presenza scenica come e più di Robbie Williams, però senza tirarsela da divo. Bravi anche quelli della band. Ero di cattivo umore ma sulle note di “A Dios le pido” ho cominciato a saltellare e sorridere a tutti quelli che mi erano attorno. A proposito: tra la gente ho notato troppe bandiere. Della Colombia, com’era ovvio, ma anche dell’Argentina, dell’Ecuador, perfino dell’Italia. Che palle! E basta con questo stupido senso di appartenenza…basta nazionalismi, basta tricolori dipinti sulle facce … basta coretti pseudo-calcistici, basta, basta. La musica non è il calcio, non dev’esserne contaminata. Il rock non deve avere bandiere…è di tutti. Dopo il concerto ho mangiato il peggior cheviche della terra e bevuto una quantità sterminata di chupitos. Credo d'aver rischiato il coma etilico. Alla fine il mio amico B. ha avuto la generosità di riaccompagnarmi a casa con la sua macchina. Grazie…però adesso mi tocca andare a riprendere la mia carretta. Chissà se la ritroverò ancora?!
Una volta a casa mi sono buttato sul letto ma mi girava la testa, così sono uscito in terrazza a respirare un po’ di frescura notturna (benedetto temporale). Poi mi è venuta fame. In dieci minuti ho preparato un piatto di maccheroni con il burro e li ho mangiati ferocemente, da solo, pensando alle mie cose, con una pinza sul cuore che non mi mollava più.