CONFLITTI EMOTIVI...

di un macho-micio innamorato della vita e di Scarlett Johansson
venerdì, febbraio 29

UNA GATTA E UN CONIGLIO

Il lavoro. Il fatto è che questi sono mesi di furore lavorativo e di sera sono così stanco che non ho nemmeno la voglia di mangiare. Assaggio un boccone e subito mi accascio sul divano. Lei prepara il caffè e poi mette un film che dovrebbe essere preludio di una scopata, ma io spesso mi addormento perdendomi film e sesso. Mi detesto per questo, soprattutto perché non m’imbruttisco così per i soldi. Lo faccio per ambizione.
 
Ambizione, che brutta parola. Non criticatemi per questo… io non sono Bukowsky che scriveva che l’unica l’ambizione che possedeva era quella di non sentirsi nessuno. Io sono diverso, e sono sotto pressione perché voglio riuscire in una cosa per me importante. Lo faccio perché mi piace la sfida, perché mi piace riuscire dove altri hanno fallito.
 
E se mi prenderò una tranvata in faccia? Che stress! Cazzo e invece bisognerebbe che almeno questo blog fungesse da salvavita esistenziale. Dovrei scaricare qui le mie minchiate esistenziali.  Oppure parlare solo di cose attraenti: cibo, sesso, cinema. Ma sì, basta parlare di cose di lavoro o introspezioni autolesionistiche “very rovinous”.  Solo cazzate… per esempio un coniglio e una gatta, una gatta e un coniglio…
 

La mia ragazza mi ha regalato delle pantofole a forma di coniglio. Simpatiche, il regalo perfetto per un quarantenne consumato dalla fatica. Sono bellissime, le ho detto bluffando  mentre me le infilavo per farla contenta. Secondo lei sono perfette per il mio  dolore ai piedi. “Sono morbide, vero? Le ho comprate anch’io; le mie però sono a forma di gatto.” Bene questa notte un coniglio si scoperà una gatta.

postato da carlitos_rojos alle ore 23:16 | link | commenti (25)
categorie: esistenza
venerdì, febbraio 22

LE MELE DI KEIENBERGWEG

 
Dici Amsterdam e immediatamente si pensa ai coffeeshop, ai quartieri a luci rosse, alle biciclette senza freni, alle trasgressioni, alla gioia di vivere. Dici Amsterdam e tutti pensano che ti sei fumato lunghe canne di marijuana e ti sei fatto le puttane in vetrina.
No, per questo giro niente. Niente canne e niente puttane. Nessun giro in bici sotto la casa di Anna Frank, e nemmeno una pisciatina marca-territorio al museo di Van Gogh. Nada de nada. Il fatto è che io, incredibilmente, sono stato ad Amsterdam ma sono rimasto per tutto il tempo a Keienbergweg, il che, come scrivevo nel precendente post (lì  però il paragone era con Rho e Milano) è un po’ come andare Roma e non muoversi dal quartiere di Ponte Mammolo.
Ad addolcire la disgrazia c'è stato il fatto che alloggiassi in un hotel a cinque stelle dove, se solo avessi voluto, la puttana me l’avrebbero portata in camera, servita su un vassoio d’argento e tutto a spese (scaricabili, ovviamente) della super ditta. E vaffanculo a me che sono fatto all’antica e non ne ho approfittato.
Insomma, chi se ne frega della Venezia del Nord, delle puttane, e dell’erba santa… io ci sono andato per lavoro. Tra le cose notevoli di Keienbergweg ho conosciuto una modella californiana dal nome evocativo, “Mele”. Non ho fatto niente… porcapupazza... e per la verità non ho nemmeno provato, un po’ per la paura di passare per uno qualunque, di quelli che ci provano sempre. E un po’ perché il mio inglese era (è) troppo “raw” e lei, lo spagnolo, nonostante il suo cognome (Velasquez), proprio non lo masticava. Di notte in camera pensavo al suo bottom-up e alle sue “mele”e calcolavo quanto mi sarebbe piaciuto succhiargliele: da 1 a 10,  sicuramente 100!
Cazzo, non riuscivo a dormire: rimuginavo su quello che mi aspettava a Milano, poi al lavoro e su quanto questi olandesi mi sopravvalutassero. Massì, chi se ne frega… se a loro va bene così eccetera eccetera…
Tornando in aereo,  riflettevo che a me la convivenza va bene solo in dosi omeopatiche… è sempre stato così: dopo un mese comincia a mancarmi l’aria; dopo tre mesi invento cazzate per sfuggire alla noia; dopo sei mesi già comincio a sbroccare.  Adesso sono a casa e adesso che sua madre se n’è andata, l’atmosfera è nel complesso positiva. Ritornerà anche il resto?
postato da carlitos_rojos alle ore 22:18 | link | commenti (18)
categorie: esistenza
domenica, febbraio 17

TRA PESSOA E LA VOGLIA DI BLOGGARE

“Carlos...sei in chiusura o ti è successo qualcosa?”
“Carlos che fine hai fatto...non farci stare in pena”
“Carlos sei partito?”
Dunque, le cose stanno così:
Sto bene, di salute intendo, il fatto è che un po’ mi sono rotto le palle del blog, e un po’ passo più tempo all’aeroporto che in casa. Spagna, Portogallo e prossimamente Olanda. In Portogallo, soprattutto. Bel posto il Portogallo. Lisbona è ricca di storia e di storie, una città sospesa tra l’immensità dell’oceano e l’intimità delle sue case barocche. Peccato esserci rimasto così poco tempo, avrei voluto scoprire molte più cose e non solo il profumatissimo bacalao e le ragazze degli eleganti bar del porto. Ragazze e donne seducenti che se ne stanno in fila, appollaiate sugli sgabelli dei bar, facendo finta di fumare enormi sigari avana. Puntando a fare colpo e aspettando la possibile avventura col professionista con la Cayenne parcheggiata, o con l’imprenditore straniero.
Dicevo, peccato aver avuto così poco tempo. Un solo giorno, poi mi sono diretto al nord del paese, a Riberao, un posto bello e tranquillo, però anonimo, uguale a tanti paeselli Bergamaschi o Varesotti.
A parte questo, la mia assenza dai blog è dovuta ad una certa stanchezza da routine. E’ successo anche negli anni scorsi: l’entusiasmo, il divertimento del raccontarsi scema a poco a poco, e il post che si voleva scrivere lo si rimanda il giorno dopo, poi a domani ancora, e si finisce col chiedersi perché mai lo si debba pubblicare. In passato era sufficiente una piccola pausa - qualche giorno, al massimo una settimana - per ritrovare lo slancio e poi ripartire; questa volta sembra di no, e, infatti, questo post lo scrivo solo per rassicurare quelle tre o quattro blogger che ancora mi sono affezionate: tranquille, non sono morto in un incidente, né mi hanno messo in gattabuia per atti osceni in luogo pubblico. Semplicemente, come scrivevo all’inizio, mi sono un po’ rotto le palle, oltre che avere poco tempo.
Probabile che supererò anche questa crisetta e riprenderò ad imbrattare il web con la mia fuffa. Domani comunque parto per Keienbergweg, che è in pratica un quartiere industriale di Asterdam (come a dire Rho rispetto a Milano). Quando ritorno magari mi torna la voglia e vi racconto. Per adesso vi schiocco un bacio (sempre per quelle tre o quattro sciroccate che ancora hanno la pazienza di leggermi) e… arrivederci!
postato da carlitos_rojos alle ore 14:41 | link | commenti (17)
categorie: esistenza, weblogs