
“Carlos...sei in chiusura o ti è successo qualcosa?”
“Carlos che fine hai fatto...non farci stare in pena”
“Carlos sei partito?”
Dunque, le cose stanno così:
Sto bene, di salute intendo, il fatto è che un po’ mi sono rotto le palle del blog, e un po’ passo più tempo all’aeroporto che in casa. Spagna, Portogallo e prossimamente Olanda. In Portogallo, soprattutto. Bel posto il Portogallo. Lisbona è ricca di storia e di storie, una città sospesa tra l’immensità dell’oceano e l’intimità delle sue case barocche. Peccato esserci rimasto così poco tempo, avrei voluto scoprire molte più cose e non solo il profumatissimo bacalao e le ragazze degli eleganti bar del porto. Ragazze e donne seducenti che se ne stanno in fila, appollaiate sugli sgabelli dei bar, facendo finta di fumare enormi sigari avana. Puntando a fare colpo e aspettando la possibile avventura col professionista con la Cayenne parcheggiata, o con l’imprenditore straniero.
Dicevo, peccato aver avuto così poco tempo. Un solo giorno, poi mi sono diretto al nord del paese, a Riberao, un posto bello e tranquillo, però anonimo, uguale a tanti paeselli Bergamaschi o Varesotti.
A parte questo, la mia assenza dai blog è dovuta ad una certa stanchezza da routine. E’ successo anche negli anni scorsi: l’entusiasmo, il divertimento del raccontarsi scema a poco a poco, e il post che si voleva scrivere lo si rimanda il giorno dopo, poi a domani ancora, e si finisce col chiedersi perché mai lo si debba pubblicare. In passato era sufficiente una piccola pausa - qualche giorno, al massimo una settimana - per ritrovare lo slancio e poi ripartire; questa volta sembra di no, e, infatti, questo post lo scrivo solo per rassicurare quelle tre o quattro blogger che ancora mi sono affezionate: tranquille, non sono morto in un incidente, né mi hanno messo in gattabuia per atti osceni in luogo pubblico. Semplicemente, come scrivevo all’inizio, mi sono un po’ rotto le palle, oltre che avere poco tempo.
Probabile che supererò anche questa crisetta e riprenderò ad imbrattare il web con la mia fuffa. Domani comunque parto per Keienbergweg, che è in pratica un quartiere industriale di Asterdam (come a dire Rho rispetto a Milano). Quando ritorno magari mi torna la voglia e vi racconto. Per adesso vi schiocco un bacio (sempre per quelle tre o quattro sciroccate che ancora hanno la pazienza di leggermi) e… arrivederci!