
Il ronzio di un aspirapolvere mi sveglia all’improvviso. Sento che c’è qualcuno di là in sala?! Eppure sono sicuro di non aver invitato nessuno, ieri sera, e poi chiudo sempre bene la porta. Che ci siano dei ladri? Ladri che usano l’aspirapolvere?! Impossibile. Spalanco la porta della sala ed ecco, di spalle, apparirmi l'ologramma di una donna. Una donna vestita da cameriera che tira l’aspirapolvere.
“Chi sei… e che ci fai qua?” le chiedo
Lei si gira e mi sorride: “Buongiorno… sono Jessica Alba.”
“Jessica Alba ?!”. La guardo: ha lineamenti delicati, pelle ambrata e senza difetti, occhi da bambola. Una bellezza da doppio paginone centrale, senza dubbio. Sembra davvero Jessica Alba ma c’è qualcosa in lei che non mi convince. La osservo meglio e comincio a decifrare il mistero. L’espressione del viso è un po’ più dura, qualche rughetta attorno agli occhi; sicuramente è più vecchia della Jessica Alba che appare in tv o sulle riviste di cinema. Magari potrebbe esserne la mamma o, al massimo, la sorella maggiore.
“Scusa, ma quanti anni hai?” le chiedo incurante della sconvenienza della domanda.
“Ne ho 29.”
Ventinove?!… non ci credo. Sta barando. Si sa che i 29, così come i 39 e i 49, sono quasi sempre fasulli. E' la tipica bugia delle donne non più giovanissime che si agganciano, fin che possono, all'ultimo anno del decennio precedente. Certo è molto bella ma dimostra almeno 10 anni di più, forse 15.
Mah?! Continuo ad osservarla perplesso, mentre lei, la presunta Jessica non più giovanissima, continua a fare le pulizie. Poi, improvvisamente lascia l’aspirapolvere e si china a raccogliere delle riviste che avevo lasciato sul tappeto.
Forse è una tattica ma di certo è ben studiata perché così mi mostra tutte le cosce fino al sedere. A quella vista le mie perplessità svaniscono di colpo: non esiste un sedere al mondo come quello. Adesso sono sicuro: quella davanti ai miei occhi è veramente Jessica Alba.
“E come hai fatto a trovarmi?” le chiedo incuriosito.
“Il fatto è che in questi giorni sono a Milano per il calendario Campari e uno dello staff mi ha dato l'indirizzo. Poi, quando sono entrata, ho visto che dormiva, non volevo svegliarla, e ne ho approfittato per fare un po’ di pulizie ”.
Sono sempre più perplesso. Come ha potuto aprire la porta senza chiave? E poi perché quella strana mise? La guardo ammirato: è incredibilmente stuzzicante con quel grembiule bianco inamidato sul davanti, e la cuffietta di pizzo nei capelli sciolti. Chissà perché s’è vestita così? Forse una provocazione? Uno scherzo di qualche amico per curare la mia singletudine milanese? Chissà?!
Comunque sia sono troppo eccitato e decido di stare al gioco...à la guerre comme à la guerre, si dice.
“Signorina Jessica questa stanza è uno schifo” la rimprovero con voce un po’ alterata.
“Ma signor Carlos, le giuro che ho appena pulito..."
“Come?! Adesso rispondi ad un rimprovero? Questo merita una punizione.”
L’afferro per le spalle e con una spinta la getto sul divano, la faccia affondata nel cuscino. “Su, levati le mutandine… o devo farlo io al tuo posto?”
Ubbidisce. Senza girarsi si solleva, prima sui gomiti, poi sulle ginocchia, così da sfilarsi mutandine e collant. Quando ha finito le sollevo la gonnellina e metto a nudo le sue incredibili natiche. Inizio con una piccola serie di sculacciate fino ad arrossarle il sedere.
“Andiamo, piegati di più e non cercare di sottrarti alla punizione che ti meriti.”
Con il respiro in affanno, ubbidisce docile, arcuando ancor di più la schiena. Intravedo la sua albicocca matura spaccata in due, che spicca in mezzo alle cosce. Non resisto, ci appoggio il glande duro e la penetro; senza fretta, senza sforzo. Facciamo all’amore in silenzio, in una sorta di turbata sospensione.
Alla fine vengo, e lei con me.
“E’ stato incredibile” le dico usando poche parole per paura di sciuparle.
“Lo scriverai sul tuo blog?”
“Che ne sai del mio blog?”
“E’ per questo che sono qui… che credevi?”
“Non capisco.”
“Dovevo scalzare quella sciacquetta di Scarlett e conoscendo le tue perversioni mi sono dedicata a questo gioco.”
“Be’, se continui così ce la puoi fare.”
Sorride, poi, all’improvviso, si solleva, nuda e armonica, e fa per andarsene.
“Aspetta, dove vai?” l’afferro per un polso e cerco di trattenerla.
“ Devo andare, e poi più di questo non saprei che fare.”
Con lo sguardo le indico il mio pene che incomincia di nuovo a farsi pieno.
Lei sorride increspando le labbra, poi si accoccola ubbidiente tra le mie gambe per la definitiva fellatio.
Alla fine di tutto se ne va. Se ne va con la bocca servizievole e sporca dei miei umori. Se ne va ondeggiando i fianchi. "Cazzo! – penso - si muove proprio come in Sin City." D’altronde quell'ondeggiare morbido è sempre stato il suo marchio di fabbrica.
Poi all'improvviso un rumore secco di pioggia contro i vetri mi sveglia. Ma come, stavo solo sognando?! Tendo l'orecchio: la camera è avvolta in uno strano silenzio. Nessun rumore d’aspirapolvere, o di passi femminili di là in sala. Solo, dalla strada, suoni di clacson e di tenerezze natalizie.