martedì, agosto 11,21:12

 
Adriana: Ti piaccio ancora?
Carlos: Certo che mi piaci, che domande
Adriana: Ti piaccio anche se sono piccola?
Carlos: Certo, soprattutto perché sei piccola
Adriana: Anche se ho i fianchi grossi e poche tette?
Carlos: Sicuro
Adriana: Anche se mi mangio le unghie e ho la voce come Minnie?
Carlos: Minnie?
Adriana: Hai presente la tipa di Topolino
Carlos: O madonna mia... ma cosa ti metti in testa, comunque sì, mi piaci anche con la voce di Minnie
Adriana: E mettiamo che il mio alito puzzasse d'aglio, o fossi pelosa come una babbuina…
Carlos: Be', sono tutte cose che hanno un rimedio: tipo depilarsi e cambiare alimentazione, no?!
Adriana: Mmm... sei troppo compiacente. Ma mettiamo che fossi veramente brutta, diciamo con un occhio solo, o con un naso deforme. Ti piacerei ancora?
Carlos: Un occhio solo?! Un naso deforme?!
Adriana: Sì, tipo uno di quei quadri di quel pittore, come si chiama... Picasso
Carlos: Picasso?! Quelli sono capolavori, bellezza, mica orribili caricature. Devi guardarli bene, senza paraocchi. A questo proposito conosco una storiella . Hai voglia di ascoltarla?
Adriana: Se non è troppo lunga sparala
Carlos: Ok. C’era un ricco americano, ignorante come una capra, ma appassionato d'arte, che un giorno, per caso, incontrò Picasso
“Ehi, ma lei è il signor Pablo Picasso?"
Sì" rispose Picasso.
"Senta,io le sue opere proprio non le capisco. Perché non dipinge le persone come sono veramente? Voglio dire, se guardo uno dei suoi quadri, mi sembra assurdo. C’è un occhio in mezzo alla fronte, un naso al posto dell’orecchio. È ridicolo. Non è realistico e non è arte!"
"Non capisco quello che intende dirmi" disse l’artista.
"Bene, le dimostrerò cosa intendo". L’americano prese il portafoglio dalla giacca, lo aprì e tiro fuori una fotografia. "Guardi, questa è mia moglie, è così che è fatta veramente".
"Oh, adesso capisco" disse Picasso seriamente. "Sua moglie è sottilissima e alta circa dieci centimetri".
Adriana: Forte questo Picasso, però la storiella riguarda l'arte, non noi due. Il mio naso non sarà deforme ma non è nemmeno artistico. E’… è solo cicciotto…
Carlos: Guarda, ti giuro che è cicciotto proprio come quello di Marilyn Monroe
Adriana: E poi ho le labbra troppo grosse
Carlos: Sei matta? E’ il marchio di fabbrica di quello che piace a me. Guardati la t-shirt che indossi
Adriana: Ti piaccio anche se ho i buchi nella pelle per l'acne?
Carlos: Ma quali buchi? E poi adoro i tuoi buchi, tutti quanti, lo sai bene
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author: carlitos_rojos
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mercoledì, maggio 27,20:19

Carlos: Sai Adriana, ieri un amico mi ha chiesto come andava con il lavoro. Io gli ho risposto che stavo oscillando paurosamente tra l'essere considerato “ricco” e prossimo alla miseria.
Adriana: Mah... non capisco.
Carlos: E' il turbo-capitalismo, piccola. Un giorno ti senti padrone del mondo e il giorno dopo ti ritrovi sotto un ponte, come un povero clochard. E magari è giusto che sia così:  lavoro in un settore effimero, inutile, che produce fuffa e la spaccia per oro.
Adriana: E ti vergogni per questo?
Carlos: Vergognarmi proprio no. E’ vero che  è un mondo che non mi piace, che incarognisce, però mi fa vivere abbastanza bene; e infatti mi faccio pagare bene. Ad un cliente che mi costestava una parcella, ho risposto: “ No caro ,  io non ti chiedo sti cazzi di soldi per il lavoro, io ti chiedo per le conoscenze che ho accumulato in una vita!
Adriana: Figuriamoci, tu dall’ alto dei tuoi quarant'anni.
Carlos: Quarantatre, splendidamente portati, devi ammetterlo.
Adriana: Che megalomane! Cambiamo tema, va. Stanno arrivando le elezioni. Per chi voti?
Carlos: Non dirmelo, la parola “elezioni” mi evoca una lunga trafila di delusioni. Non lo so per chi voterò; cercherò di individuare nel mucchio della cosiddetta opposizione qualcuno che sia onesto e magari intelligente. D’altra parte in Italia se le elezioni servissero a qualcosa le avrebbero abolite da tempo.
Adriana: Tutta colpa della tv. Bisognerebbe tenerla spenta.
Carlos: Idea affascinante ma leggermente claustrofobica. Mi spiacerebbe dover rinunciare ai miei film di mezzanotte. Piuttosto che spegnerla preferisco usare bene il telecomando. Zapp… zappp… zappp. Col tempo sono diventato un virtuoso del telecomando.
Adriana: Cambiamo tema. L'amore...
Carlos: L’amore… ormai sono sempre più convinto che solo due tipi d’amore durano a lungo: quelli  non corrisposti e quelli virtuali.
Adriana: Cinico! Fai parte anche tu degli uomini che pensano che amore significhi solo “essere amati”, anziché amare.
Carlos: Hai ragione. Il fatto è che i miei amori, quelli reali, prima o dopo decedono tutti, mentre quelli virtuali rimangono eterni.
Adriana: Che mente contorta: lo so che mi ami solo perché puoi accendermi e spegnermi a intermittenza.
Carlos: Una mente contorta?! Hai ragione, è che a furia di scrivere su questo blog ho imparato a pensare come voi donne.
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mercoledì, ottobre 15,20:49

Adriana: Ciao Carlos, è un po' che non ci si piglia, come stai?
Carlos: Ciao Adriana, si sta come d'autunno sugli alberi le foglie: dondolanti e assai precari. Sempre a rischio di precipitazione.
Adriana: Poetico.
Carlos: Realistico, piuttosto... ma non voglio pensarci più. Chi pensa troppo entra in paranoia, comincia a drogarsi o finisce in qualche setta religiosa.
Adriana: Ok, allora non ti chiederò nulla di lavoro e soldi. E l'amore?
Carlos: Senti ho appena finito la scorta di Kinder e di Kneenex... quindi, vediamo di cambiare argomento.
Adriana: Scusa...
Carlos: Ma no scherzo, sai, mi hanno perfino scritto che sono un uomo dalle mille risorse.
Adriana: Cioè?
Carlos: Ecchenneso’... me l’ha scritto una blogger, forse impietosita dal mio ultimo post; specialmente dalla frase “Ho l'orrenda sensazione che tutto quello che tocco diventa merda”.
Adriana: Ed è vero?
Carlos: Figuriamoci... era solo un’ espressione che mi è scappata mentre ero in piena fase di misantropia zen. E' evidente che sono un uomo di gusto e di sostanza.
Adriana: Di gusto forse, ma di sostanza non mi pare: per esempio perdi la testa solo per le donnine e mai per delle vere donne.
Carlos: Ma non è vero! Dev'essere per via della mia idea circa la passività femminile, che, lo ripeto, a me piace solo a letto. Fuori da quel quadro, in una donna cerco ben altro.
Adriana: Non mi convinci, però ti riconosco un alibi: il tuo lavoro.
Carlos: Il mio lavoro?
Adriana: Non fraintendere, tu ti occupi di vestiti, no?
Carlos: Sì, e allora?
Adriana: Gli uomini che non sono interessati alle donne si interessano molto dei loro vestiti; viceversa, a quelli a cui piacciono le donne non notano mai quello che  indossano.
Carlos: Ma senti che stronzata... allora tu, che ti ritieni donna e non donnina, spiegami perchè ti sei messa quel particolare jeans che ti alza il culo, o quel push-up che ti esalta le tette manco fossero di cemento. Avanti spiegamelo... e allora diciamolo che è un gioco stupido, ma ne siamo coinvolti entrambi: maschi e femmine.
Adriana: Poveroilluso, noi usiamo tutti i trucchi della moda solo per farvi fessi. Per poterci permettere di essere belle al punto di prendervi per il culo, ma soprattutto per poter avere la possibilità di dirvi sì o no quando vogliano noi.
Carlos: Ehi, vedo qualcosa che luccica sulla tua lingua.
Adriana: E' un piercing.
Carlos: Fammelo vedere. Fammi la linguaccia, dai.
Adriana: Ah ah ah... sento aria di tempesta ormonale in arrivo. Immagino che stai pensando a quale meraviglioso pompino potrei farti col mio pallino di metallo lucido. Beh, scordatelo.
Carlos: Come scordatelo?! Adriana tu sei una proiezione delle mie fantasie erotiche, un avatar in 3d che posso accendere e spegnere come un'abat-jour...la tua autonomia finisce dove inizia il mio piacere. Apri la bocca, subito!
Adriana: ... ...
Carlos: Ecco brava. Sì, così. Ecco… adesso muovi bene la testa, avanti e indietro. Voglio sentire il piercing.
Adriana: Mmph...mmph...
Carlos: Ops, scusa, ti sono venuto in bocca. Vabbè dai, fa bene alla pelle. E poi mi sembra suggestivo che questa nuova fantasia tra di noi finisca con un filo di sperma all'angolo della bocca
Adriana: Questa tua botta di testosterone mi ha come inebetita. Se vuoi posso fare dell'altro. Vuoi che facciamo un 69? Una spagnola? Vuoi sculacciarmi?
Carlos: No, basta così, sono stanco. Adesso ti rimetto nella boccetta. Semmai un'altra volta... e non fare quella faccia che poi ti vengono le rughette di espressione attorno alla bocca!
Adriana: Che stronzo... se rinasco, giuro faccio la fantasia di qualcun'altro
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venerdì, gennaio 25,00:04

Adriana: E’ fatta, torna il Berlusca.
Carlos: Già, e sai che ti dico?! Preparo il mio fagotto, lo lego al bastone e via!
Adriana: E dove vai?
Carlos: Boh… basta allontanarmi da questa gentaccia squallida. Cos’ho da spartire io con un leghista, un forzista, un fascista?
Adriana: Ma dai, passerà anche questa. Berlusconi non è mica immortale.
Carlos: Già, Berlusca passerà ma il “berlusconismo” è destinato a rimanere. E’ l’Italia che è marcia. Dopo trent’anni di spazzatura televisiva, anche la politica è diventata una telenovela volgare e stupida.
Adriana: Vabbè, per adesso resistiamo. Abbiamo sempre le nostre casette di marzapane... magari pensa al lavoro…
Carlos: Il lavoro andrebbe anche bene ma con questi alti e bassi della Borsa c’è poco da stare tranquilli.
Adriana: Allora pensa all’amore…
Carlos: Maluccio anche quello… lei adesso è a letto con l’influenza, con una tracheite che non le permette nemmeno di aprir bocca.
Adriana: Proprio un momentaccio.
Carlos: Già, sembra che sia iniziato un crescendo costante di iatture. Musicalmente parlando, è il Bolero di Ravel in forma di sfiga.
Adriana: Mi divertono questi tue comparazione assurde.
Carlos: E tu Adriana, è da un po’ che non chiacchieriamo; cos’hai fatto in tutti questi giorni? Non dirmi che anche tu hai aperto un blog?
Adriana: Come potrei… sono solo una tua proiezione mentale. Certo, fossi vera, aprirei subito un blog.
Carlos: Mmm…non credo: hai i piedi ben piantati per terra. Ti manca la fuffa nel cervello. Un vero blogger è quello capace di pensare in astratto e metterlo subito on line. Tu non mi sembri il tipo.
Adriana: Di pensieri stravaganti ne ho anche  più di te… quello che semmai mi manca è la vanità.
Carlos: Be’, in effetti, è impossibile che un blog riesca a liberarsi della vanità di chi lo ha creato.
Adriana: Appunto, e il tuo blog trasuda vanità ed egocentrismo.
Carlos: Che palle che sei… ti sopporto solo perché sei bella.
Adriana: Mi hai creato tu. Sarebbe stato assurdo se mi avessi fatto brutta.
Carlos: Ti svelo un segreto: io ti avevo creato brutta poi ti ho baciata e sei diventata bellissima.
Adriana: Ah! E io che credevo che fossero le principesse quelle che trasformavano i rospi in principi.
Carlos: Questo succede solo nelle favole. Nel mio blog avviene il contrario: il principe bacia la rospetta e questa…puff…
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mercoledì, dicembre 26,11:31

Adriana: Allora com’è andato sto Natale?
Carlos: Non mi lamento, tutto sommato bene… sai, se c’è una cosa più scontata del Natale stesso è il parlarne male il giorno dopo.
Adriana: Sì, quando sono tutti a pancia piena, saturi di panettoni, di astici e filetti farciti…
Carlos: Certo, passata la festa gabbato lo santo, insomma sono stufo della solita retorica post-natalizia. Finiamola con l’abituale post alla citrosodina.
Adriana: Hai ragione, ma almeno dimmi qualcosa dei regali. Cos' hai trovato sotto l’albero?
Carlos: Sotto l’albero nulla, ce li siamo scambiati dopo il banchetto di mezzogiorno. Per me un paio di scarpe (già scelte qualche giorno fa anche se poi sono state impacchettate per la finta sorpresa) e un libro di cucina (Jamie Oliver “Il mio giro in Italia”). Poi qualche altro regaluccio carino da parte delle sua amiche.
Adriana: Insomma poteva andarti peggio…
Carlos: Tra i miei regali peggiori di sempre ricordo una felpa extra-extra-large con ancora dentro lo scontrino. Scoprì che l’avevano comprata col 50% di sconto.
Adriana: Secondo me la cosa peggiore è quando ti regalano un libro che hai appena letto.
Carlos: Ma no, almeno quello lo puoi riciclare. Da ragazzino, quando furoreggiavano gli Swatch, mi capitò di peggio… io me ne aspettavo uno speciale, uno di quelli da collezione, e invece mi arrivò una squallida imitazione da quattro soldi.
Adriana: Però se ci pensi, non c’è regalo più brutto che non riceverne nemmeno uno… pensa che tristezza?!
Carlos: No forse qualcosa di peggio c’è: tipo ricevere la lettera di licenziamento, oppure la richiesta di divorzio da parte della moglie.
Adriana: Crudelix! Il Papa dice che a Natale si fanno dei regali in nome del regalo più grande che Dio ci ha fatto, ovvero Gesù Bambino.
Carlos: Oddio… risparmiami la retorica della mangiatoia e del bambinello, che chissà come mai, è sempre biondo. Natale è ormai una festa pagana, un rito domestico e in fondo è meglio che sia così. La fede è una cosa che divide mentre il panettone consumato davanti alla tv al plasma - comprata a rate - unisce.
Adriana: Che tristezza, però. Diventerà come la festa del ringraziamento negli Stati Uniti. Tutti a casa attorno ad un tavolo col tacchino e le patate.
Carlos: E’ un ritorno alle origini. Tu Adriana non lo sai ma il Natale ha origini pagane. E’ il solstizio d’inverno!
Adriana: Non lo sapevo, ma se è davvero così, amen.
Carlos: Amen
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