venerdì, marzo 13,20:39

Oggi c'era un sole caldo ma tirava un vento gelido. Mi stringevo nel  mio giubbotto invernale e pensavo: chissà se questo bizzarro marzo potrà risvegliare il mio torpore di uomo “milanesizzato”. Boh… per adesso lavoro lavoro e lavoro per indebitarmi fino all’anima. Osservo le pareti giallo ocra di questa stanza e mi viene voglia d’imbiancare tutto. Tutto. Dicono sia la primavera, chissà, magari mi porta  la voglia di rinnovare anche questo blog. Scrivere mi piace ancora. Ho solo bisogno di trovare cose nuove, tipo farmi domande inedite e trovare risposte originali. Magari  amici blogger che mi stimolino un alfabeto nuovo, così da non riciclare parole già composte. Possibile che siano passati tutti su Facebook?! Bah… per adesso inserisco Shiny-Stat poi vedrò.
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Shiny Stat ma l’ha indicato un’amica blogger. Interessante. Osservando le chiavi d’accesso ho scoperto che devo alle “sculacciate” e ai suoi derivati  gran parte degli accessi al blog. Scopro che qualcuno addirittura ci è arrivato digitando Paola Pessot. Non sarebbe male, per innalzare il traffico, coniugare la fatale Paola P. con “sculacciate sulle ginocchia” oppure con l’onnipresente “pompino con ingoio”. Certo che Paola P. mi sembra molto bella, almeno vista in tv. Mi sono sempre piaciute le donne con il collo delicato, con occhi da cerbiatta. Tutt’altro che una vamp. La vamp getta scompiglio, le basta uno sguardo, una posa, un colpo d’anca o di culo. Lei no, non mi sembra. Chissà come si può conquistare Paola Pessot? Con il cuore? Forse. Il cervello? Probabile. Con i soldi? Non credo proprio. E con un piatto di lenticchie? Io ci provo. Chissà perché mi ha preso un’ispiegabile voglia di sedurre gastronomicamente (e non solo) Paola Pessot.
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Lenticchie con gamberi rossi per due.
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Mettere in acqua 100 g. di lenticchie e farle bollire con uno spicchio d’aglio, un pomodoro, un gambo di sedano e un pizzico di peperoncino. Fare cuocere per 50 minuti poi frullare il tutto. A parte si fanno saltare i gamberi (un minuto al massimo) sfumando con mezzo bicchierino di brandy. Versare nelle ciotole di terracotta (che finesse) la vellutata di lenticchie e mettere sopra ad ognuna 4 o 5 gamberi. Profumare con pepe prezzemolo e un filo d’olio. E come dice Depardieu: “Non c’è amore più sincero di quello per il cibo”
author: carlitos_rojos
category: prelibatezze, pessot
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giovedì, novembre 27,17:51

 

 Dopo tanto tempo torno ad occuparmi di cucina. Niente ricette peró : solo alcuni consigli/sconsigli gastroalimentari per chi volesse avventurarsi in Colombia (ma vale anche per il Venezuela e l'Ecuador).

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1. I prezzi in genere sono bassi ed é possibile mangiare in un ottimo ristorante spendendo molto meno che in Italia (circa la metá). Bisogna peró fare attenzione che quasi tutti i ristoranti non espongono la lista dei prezzi all'entrata. Per scoprirli bisogna entrare, sedersi e aspettare che il cameriere, magari dopo che vi ha versato il consueto aperitivo omaggio, vi porti il menu. Diciamo che é sempre piuttosto imbarazzante alzarsi ed andarsene per i prezzi troppo cari.
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2. La carne qui é davvero molto buona. Non dico una cazzata se dico che il pollo sa di pollo, il manzo sa di manzo, il maiale sa di maiale. Sembra poco ma se ci pensate é tantissimo. Nei ristoranti vi chiedono sempre che grado di cottura preferite. E' sempre meglio chiedere quella al sangue dato che hanno l'abitudine di cuocerla troppo.
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3. Nel mondo della ristorazione esiste un'equazione paradossale ma ineccepibile: piú un ristorante é caro e meno le porzioni risulteranno abbondanti. Trovo scandaloso che dopo esser stato salassato, io abbia ancora fame. Qui succede raramente, e solo nei ristoranti cosiddetti fusion.
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4. A proposito dei ristoranti fusion, salvo lodevoli eccezioni sono un'emerita buffonata. Molto meglio sceglierne uno con un'onesta cucina regionale, rassicurante e con piatti sperimentati ed economici. Io preferisco una bella fetta di carne arrosto e patate piuttosto che delle complicate (e indigeste) linguine con curry e papaya.
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5. Anche qui furoreggia il sushi. Peccato che la sua crescente diffusione ne abbia abbassato di brutto il livello. Mai come in questo caso il prezzo significa qualitá. Se vi propongono un piatto di sushi economico diffidate.
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6. Evitate i ristoranti che offrono musica dal vivo. Un mariachi che canta davanti al vostro tavolo é molto romantico ma spesso é un trucco per dissimulare un piatto di scarsa qualitá.
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7. Altra regola base é di sospettare dei ristoranti che presentano menu con che includono aggettivi tipo “delizioso” “succulento” esclusivo” “squisito”.
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8. Se leggete sul menu che il piatto che volete ordinare necessita di 15 minuti di preparazione, significa che ve lo faranno aspettare almeno un'ora. Lasciate perdere, non complicatevi la vita.
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9. Se sul menu trovate errori evidenti di ortografia eppure il ristorante ha pretese di nouvelle cousine, alzatevi e scappate.
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10. La pasta. L'ho giá scritto, qui in Colombia non la sanno preparare: o troppo cotta o troppo cruda e immancabilmente sempre troppo sugosa.
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11. La Colombia é uno dei maggiori paesi produttori di caffé del mondo eppure se siete fanatici dell' espresso andate incontro ad una delusione. Non c'é niente da fare: l'espresso buono si beve solo in Italia, cosí come il café greek solo in Grecia e il caffé americano solo da Starbuck.
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12. Il vino. State alla larga dai vini italiani e francesi: spesso sono mediocri e immancabilmente cari. Ottimo ed economico invece é il vino cileno. A meno che siate competenti diffidate anche da quello argentino e da quello californiano... ma qui é solo una questione di gusti. Per ultimo: attenzione ai ristoranti che propongono il vino della casa... é immancabilmente una sola.
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13. I succhi di frutta sono deliziosi. Tutti senza eccezioni. Mango, lulo, tomate de arbol, maracuya, mandarina ecc. Personalmente adoro la lemonada natural con hierba buena (da urlo).
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14. Il risotto. Qui é una raritá. Dicono che in cucina tutto si copia, si modifica e si reinterpreta. Con il risotto non é proprio il caso: non lo sanno preparare nemmeno a Roma, figuriamoci qui. Tra l'altro é carissimo. Recentemente ne ho mangiato uno mantecato con la margarina. Stopposissimo.
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15. E per finire la mancia. La mancia (“propina”) é inclusa nel conto e corrisponde, piú o meno, al 6/8% del totale. E' ben distinta dal resto del conto ed é facoltativo pagarla o meno.
author: carlitos_rojos
category: vacanze, prelibatezze
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domenica, gennaio 28,20:02

 
"Adriana, ricordati che oggi Alex e Clara vengono a pranzo"
"Ah sì…  me n'ero già dimenticata"
 "Ecco…  la solita stordita”
 "Stupido… facevo apposta! Certo che me lo ricordavo. Tu piuttosto pensa a guadagnare i soldini che a farti fare bella figura con gli amici ci penso io"
“Speriamo ”
"Tranquillo... vedrai che sorpresa."
"Vedi di non fare casini  altrimenti mi toccherà sculacciarti"
 “Oh che paura!” Vedrai che sorpresina, ho in mente qualcosa di speciale".
Appena suo marito se ne andò, Adriana si rinfilò a letto. “Sono solo le 8: 30" pensò "ho un mucchio di tempo”. Accese la tv e senza rendersi conto si riaddormentò.
Erano già le 12:30 quando lo squillo del telefonino la svegliò. Era Marco, suo marito: “Ciao amore. Allora, tutto bene?" 
"Uhm… ciao tesoro… uff… sì devo essermi appisolata. Che ore sono?"
"Stai scherzando vero? E' mezzogiorno passato… alle due siamo lì."
Adriana cercò di tranquillizzarlo: "Non preoccuparti amore, ho già in mente tutto quanto. Vedrai che pranzetto coi fiocchi"
"Lo spero, lo sai che ci tengo a fare bella figura".
Adriana lo tranquillizzò di nuovo ma appena finì di parlare balzò fuori dal letto, afferrò il primo vestito nell'armadio e si precipitò per le scale. Aveva poco più di un’ora, e doveva ancora  fare tutto.
Rientrò con la spesa alle 13:30. Le rimaneva solo mezz’ora per preparare il pranzo. Pensò allora a qualcosa di semplice.
 
Per il primo decise di preparare fettuccine con gamberi e curry.
 
La ricetta. Cominciate col mettere sul fuoco l’acqua per la pasta, poi occupatevi della salsa. Fate saltare nel wok tre o quattro etti (le dosi sono per 4) di gamberi già sgusciati e puliti. Fateli saltare un paio di minuti in padella, quindi aggiungete un cipollotto tritato finissimo e un bicchierino di salsa al curry. Regolate con sale e pepe, altri due salti veloci e poi togliete dal fuoco. Versateci la pasta cotta al dente e amalgamate  il tutto con mezzo vasetto di yogurt magro.
 
Per il secondo niente di meglio che un filetto al whisky e soia con contorno un’insalata di finocchi.
 
La ricetta. Mettete sul fuoco una padella con una noce di burro e fatelo fondere a fuoco medio. Quindi mettete i filetti, che devono sfrigolare da ambo i lati. Fatto questo toglieteli  e teneteli da parte per un po’. Nella padella dove avete rosolato i filetti versate un bicchierino di whisky con due cucchiai di salsa di soia. Mescolate il tutto fino a farlo rapprendere per metà. Quando la salsetta è pronta rimettete in pentola i filetti; amalgamate un po’ e voilà… les jeux son fait.  Per l’insalata di finocchi basta lavare e tagliare a spicchi sottili i 2 finocchi (3 se sono piccoli).Per il condimento: emulsionate olio, succo di limone, sale e senape. Condite e, alla fine, cospargete di schegge di parmigiano.
 
Erano piatti semplici e rapidi da preparare, ma siccome doveva anche sistemarsi i capelli, il tempo le scivolò via rapidamente. Il campanello della porta suonò, e la sciagurata Adriana era alle prese con il phon per i capelli. In cucina, l’acqua della pasta ancora non bolliva. Marco, si rese conto della situazione e la fulminò con un’occhiataccia.
“Che cavolo succede, Adriana?! “disse rabbioso, senza però farsi sentire dagli amici in sala.
“Amore, scusa… mi sono incasinata. Dai non arrabbiarti, piuttosto dammi una mano. Dai butta la pasta” disse, indicandogli la pentola che bolliva. Poi, corse di nuovo in bagno ad asciugarsi i capelli.
“Porcaputt….e vabbè…vai, vai… tanto poi faremo i conti”
Nonostante tutto il pranzo riuscì piuttosto bene, e gli ospiti non dovettero poi aspettare molto.
Marco tuttavia, al momento del caffè, non le risparmiò un paio di commenti caustici.
Adriana, che stava sparecchiando, ne ebbe a male, e lo dette a vedere sbattendo le stoviglie. 
 “Che cosa c’è?” le chiese raggiungendola in cucina.
“C’è che la prossima volta tu e i tuoi amici andate al ristorante” disse lei a voce piuttosto alta.
“Sshhh… parla piano, che ci sentono”
“Non me ne frega nulla se ci sentono. Io mi sbatto per te e quegli stronzi dei tuoi amici e tu, per ricompensa, mi tratti di merda!”
 “Cazzo urli… ma sei fuori?! Ti hanno sentita! Adesso vieni di là e chiedi scusa!”
“Non me ne frega un cavolo se mi hanno sentita”
 “Sai che ho proprio voglia di darti una sculacciata”
“Tu provaci e ti spacco tutti i piatti in testa”
Marco perse definitivamente la pazienza. Piegò la bella mogliettina sul tavolo di cucina e le diede una decina di sculaccioni sul fondo dalla gonna invernale.
“Ahhh… bastardo lasciami… questa me la paghi…. ahhh”
Appena libera, Adriana fuori di sé dalla rabbia, corse in bagno sbattendo la porta.
Di là in sala, la coppia di amici Alex e Clara, erano ovviamente tutt'orecchi.
Marco li raggiunse imbarazzato.
“Scusate, abbiamo avuto uno scazzo”
“Non preoccuparti, sono cose che capitano” disse Alex conciliante.
“Forse e meglio che ce ne andiamo” aggiunse Clara.
“Non prima che Adriana vi chieda scusa. Aspettate ancora due secondi” disse Marco dirigendosi verso il bagno.
 “Adriana, apri subito” urlò scrollando la porta.
“Fanculo” si sentì dall’altra parte della porta.
“Apri o butto giù la porta”  la voce di Marco adesso metteva davvero paura.
Dopo qualche istante si sentì il click della serratura che si apriva. Marco entrò come una furia. Afferrò la spaventata Adriana per un braccio e la trascinò di là in sala.
"Lasciami… che vuoi fare?"
“Insegnarti le buone maniere”
 Alex e Clara cercarono in tutti i modi di trattenerlo, gli assicurarono che non era accaduto nulla, che forse Adriana era solo un po' nervosa eccetera. Marco però non volle sentire ragioni: afferrò per un orecchio Adriana e disse:
“Avanti. Chiedi scusa o ti sculaccio, qui, davanti a loro”
“Cosa?! Ma è ridicolo” frignò Adriana sgomenta.
“Adesso lo vediamo se è ridicolo”
Detto fattosi sedette sul divano e se la tirò di traverso sulle ginocchia. Lei cercò in tutti i modi di resistere: morsicò, graffiò, scalciò, ma non le servì a nulla.  La sua lunga gonna invernale fu sollevata, le mutandine abbassate fino ai polpacci e il suo sederino grassoccio venne duramente maltrattato. La punizione si concluse solo dopo una cinquantina di energici sculaccioni, ma non fu tutto. Dopo che fu costretta a chiedere scusa ad Alex e Clara, Marco la costrinse ad un’ ulteriore umiliazione: “Adesso te ne vai all’angolo, faccia al muro e mani sulla testa per almeno 15 minuti. E se non ubbidisci subito, giuro che mi sfilo la cinghia”
“Nooo… snif… snif… ti prego…”
“Fila!”
Adriana ubbidì. Andò all’angolo della sala, si mise faccia contro muro, e incrociò le mani sulla testa. Marco allora le aprì la cerniera della gonna e lasciò che cadesse ai suoi piedi. Poi fu il turno delle mutandine. Adriana rimase così all’angolo (vedi foto), singhiozzante e mortificata, mentre, Marco. Alex e Chiara chiacchierarono del più e del meno per tutto il tempo. Scaduto il tempo, concesse a Adriana  di ricomporsi per congedare Alex e Clara che stavano per andarsene.
“Scusatemi... non so cosa mi sia successo... snif ... snif ...” disse Adriana rimettendosi a singhiozzare.
Alex e Clara, l’abbracciarono e cercarono  di consolarla. Poi, se ne andarono.
Incredibilmente tutta quella faccenda li aveva eccitati, tanto che, una volta dentro l’ascensore, cominciarono a baciarsi voluttuosamente.
Intanto Adriana,  era già tra le braccia del marito.
“Bastardo, mi brucia davvero tanto”
“Dai che non è nulla” disse Marco carezzandole le natiche.
“Ho voglia di scoparti… subito”
"Sì, sì” rispose lei rovesciando all’indietro la testa per offrire il collo ai suoi baci.
author: carlitos_rojos
category: prelibatezze, sculacciate
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mercoledì, dicembre 20,14:01

La regina di tutti i panettoni:  Vida Guerra
 
Su macchianera, finalmente,  c’è un thread piacevole: il mistero del panettone buono. L’autore scrive una cosa interessante:  i panettoni più saporiti non sono quelli delle mitiche pasticcerie artigianali milanesi tipo Peck ecc.,  ma piuttosto quelli  di marche semisconosciute, che costano pochi euro. Condivido in pieno. Nello specifico la mia preferenza va al classico Motta, pieno di canditi e morbida uvetta.
Com’era immaginabile, nei commenti, si sviluppa poi la classica guerra tra pandoristi e panettoniani.
Io, essendo un fondamentalista del panettone, non ho dubbi sulla scelta. I motivi sono essenzialmente di carattere gustativo, ma ce ne sono altri. Alcuni perfino di stampo erotico.
 
I 10 motivi per cui preferisco il panettone:
 
1 Il panettone ha un aspetto più modesto e rassicurante.
2 Il panettone è per i professionisti del gusto…il pandoro è roba per bambini viziati.
3 Si abbina alla perfezione sia pucciato nel cappuccio che un bicchiere di passito.
4 Quando vedi sculettare una donna attraente pensi “mmmh.. che bel panettone”…mica “mmmh…che bel pandoro”
5 Il pandoro sembra delicato e leggero, e invece è un mattone indigeribile
6 Il panettone è umile e proletario come la frittata e il salame. Il pandoro è pretenzioso e arrogante come il caviale e la nouvelle cousine
7 Perché quando sono arrivato in Italia, alla fine degli anni 70, il pandoro quasi non esisteva.
8 Perché il panettone è un amore rotondo…il pandoro che forma ha?
9 Perché in quel romantico capodanno di tanti anni fa, io e lei, abbiamo festeggiato con un panettone e una bottiglia di chinotto, ed è stato bellissimo.
10 Perché ve lo dico io, ragazzi, e se ve lo dico io potete fidarvi. Il panettone è molto meglio del pandoro.
author: carlitos_rojos
category: prelibatezze, culoncitas
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martedì, dicembre 12,22:33

Nosacher mi sfida ad una gara di risotti. In pratica c’è da vedere chi, tra noi due, con un semplice risotto, conquisterà (si fa per dire) le rotonde grazie di Scarlett Johansson. Be’, sognare non costa niente, tuttavia c’è da farsi una domanda: credete sia possibile conquistare il cuore di una donna preparandole un succulento pranzetto? Io penso di sì, anche se, onestamente, credo sia molto più importante un bel sorriso, un fisico atletico, un conto in banca o semplicemente, saper farla ridere. Detto questo, anche una ricetta preparata con amore ha il suo potere ammaliante. Isabelle Allende sostiene una cosa che mi sembra meravigliosa: “ In un uomo, poche virtù, sono più erotiche della perizia culinaria.”
Bene, assodato che cucinare è un atto coinvolgente, parto con la mia ricetta. L'obiettivo è espugnare il cuore di Scarlett .
Per farlo non ho in mente nulla di complicato o costoso, ma dei semplici e proletari carciofi e un’umile robiola.
 
Risotto ai carciofi mantecato alla robiola.
 
Prima d’iniziare devo dire alcune cose. Il risotto, molti lo considerano un piatto di semplice realizzazione, e invece è spesso la cartina di tornasole dell’abilità di un cuoco. A parte gli ingredienti, che devono essere sempre di prima qualità (ricordate che anche un hamburger è mediocre se fatto con materie prime mediocri) la riuscita di un ottimo risotto, sta tutta all’inizio e alla fine della preparazione. In pratica, nella tostatura e nella mantecatura. Il resto è robetta da idioti…bisogna solo aggiungere del brodo e rimescolare di tanto in tanto.
 
Ingredienti per due persone (voi e la concupita):
2 carciofi
200 g. di riso tipo Roma (se volete tirarvela un po’ usate il Carnaroli, ma vi garantisco che è uguale)
4 cucchiai d’olio
1 spicchio d’aglio
100 g. di robiola
1 cucchiaio di parmigiano grattato
1/2 bicchiere di vino bianco
 1 litro circa di brodo vegetale (molto meglio se preparato con delle verdure fresche)
una grattatina di noce moscata
 
 
Step 1: pulite i carciofi eliminando le foglie esterne più dure e quella schifosa peluria interna.
Step 2: affettateli senza pietà e metteteli in acqua con mezzo limone in modo che non si anneriscano.
Step 3: scaldate in una casseruola l’olio e fate sfrigolare l’aglio per un minuto. Toglietelo e unite i carciofi (ben scolati, mi raccomando), quindi insaporite con sale e pepe e lasciate cuocere per cinque minuti a fiamma media.
Step 4: è il momento del riso. Dentro in padella e fatelo tostare a fiamma alta per qualche minuto sfumando con il vino.
Step 5: Adesso, per circa quindici minuti, non vi tocca far nulla. Solo aggiungere un po’ di brodo caldo – poco alla volta – e rimescolare. C’è abbastanza tempo per occuparsi un po’ di Scarlett, che è lì seduta con gli occhietti sognanti che aspetta. Magari è il momento di versarle del vino e tentare una fugace palpatina.
Step 6: una volta cotto (il riso, non Scarlett), spegnete la fiamma, aggiungete la robiola, il parmigiano, la noce moscata e mantecate con energia lavorando di polso e di mestolo (ricordate: polso e mestolo, polso e mestolo).
Step 7: è il momento per impiattare e servire. Per riscaldare ulteriormente l’atmosfera consiglio un buon vino rosso e, come sottofondo, della musica sensuale (io metterei questa che sentite…stupenda!)
Step 8: a questo punto se tutto è andato bene, Scarlett dovrebbe stare seduta sulle vostre ginocchia, con la boccuccia a confetto, e voi che la imboccate amorevolmente. Se non è andata così significa che il riso è venuto scotto, oppure che non siete proprio il suo tipo.
author: carlitos_rojos
category: scarlett, prelibatezze
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